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L’argomento che tratteremo in questo testo riguarda la capacità dell'organismo dei pazienti oncologici di sopportare la chemioterapia e la radioterapia, le quali, nel tentativo di distruggere il tumore, provocano come conseguenza una serie di effetti collaterali anche molto gravi e che spesso costringono i medici, loro malgrado, alla sospensione delle cure, con le inevitabili conseguenze per il paziente che possiamo immaginare. E non dovremo commettere l'errore di credere che il problema dei malati di tumore che muoiono a causa della sospensione delle cure sia un problema poco rilevante dal punto di vista numerico poiché è vero l'opposto, anzi, questo problema rappresenta una grande sfida per la medicina.
Il problema medico
È un fatto noto che il più grande pericolo per i malati di tumore che effettuano cicli di chemioterapia o di radioterapia è rappresentato dal grado di tossicità di queste cure, le quali provocano un fenomeno di “avvelenamento” che danneggia il loro intero organismo, che indebolisce l’effetto curativo delle terapie e che porta come conseguenze il rischio di rendere più aggressivo lo stesso tumore che si sta cercando di distruggere.
Ma in più, questo avvelenamento provoca ai pazienti un numero elevato di effetti collaterali, alcuni molto fastidiosi, altri molto pericolosi, che abbassano ulteriormente la qualità della loro vita e li debilitano ancora di più dal punto di vista fisico e morale come o più del tumore stesso e che possono condurli alla paradossale situazione nella quale essi non muoiono uccisi dal tumore ma dal fatto che vengono loro sospese le terapie, in quanto i medici si rendono conto che il loro organismo non è più in grado di reggerle o, addirittura, sono essi stessi che giungono a questa conclusione e smettono di curarsi.
Le diagnosi disponibili
È sorprendente scoprire come siano ancora limitati i mezzi a disposizione dei medici oncologi per controllare e ridurre i rischi di mortalità causati dalla sospensione forzata della chemioterapia e della radioterapia, le quali sono rimaste più o meno le stesse da decenni e sono basate su dei metodi e su delle misurazioni che sono approssimative, grossolane e praticamente uguali per tutti, così come sorprendono le due versioni estremizzate di questi metodi che si materializzano nella forma di professionisti che o si trasformano in una specie di psicologi e di motivatori o diventano una sorta di specialisti in scienze dell'alimentazione e motorie.
Allo stato attuale, infatti, i pazienti oncologici sono sottoposti a dei cicli di chemioterapia o di radioterapia a base di farmaci o di radiazioni che sono estremamente debilitanti dal punto di vista fisico e dal punto di vista psicologico e, inoltre, a causa dei danni che queste terapie provocano, essi sono sottoposti ad ulteriori visite da parte di altri medici specialisti, i quali prescriveranno molti esami di laboratorio e molte terapie basate sull’uso massiccio di farmaci, i quali provocheranno numerosi effetti collaterali che a loro volta causeranno delle altre malattie, le quali saranno curate con degli altri farmaci, innescando, così, un processo che si autoalimenta e che diventerà sempre più difficile da sopportare fisicamente e psicologicamente, dopodiché, nel caso in cui i parametri biologici del loro organismo rivelino l'incapacità del loro corpo di sopportare un nuovo ciclo di chemioterapia o di radioterapia, essi verranno progressivamente abbandonati al loro destino e dovranno fare affidamento solo sulla propria forza di volontà e su quella delle persone a loro vicine, fino a quando, come capita molto spesso, si renderanno conto che le loro speranze di sopravvivenza sono finite e che dovranno prepararsi alla morte.
Gli esami di laboratorio rappresentano, praticamente, l'unico strumento a disposizione dei medici oncologi per ottenere delle informazioni utili riguardo alle capacità dei pazienti di tollerare la chemioterapia e la radioterapia e per controllare l'insorgenza di altre patologie ad esse correlate, ma occorre ricordare che essi sono dei parametri statistici, e questo significa che non possono essere usati per fare diagnosi in una singola persona a causa del fatto che ognuno ha una propria storia clinica e si trova sempre in una situazione personale e medica che lo rende diverso dalle altre persone e, inoltre, va detto che gli esami di laboratorio sono per loro natura, dei parametri fortemente instabili, poco affidabili e dipendenti da numerose variabili e devono essere interpretati dai medici affinché diventino delle diagnosi mentre, al contrario, le valutazioni effettuate tramite la radiodiagnostica sono già delle diagnosi mediche a tutti gli effetti. Inoltre, in questo caso, vale la pena aggiungere un altro argomento importante che limita fortemente il ruolo degli esami di laboratorio: il fatto che, molto spesso, essi non sono in grado di segnalare l'incapacità dell'organismo del paziente di sopportare la chemioterapia e la radioterapia, oppure, sono in grado di segnalare questa situazione quando è troppo tardi per porvi rimedio e quando ai medici oncologi non resta altra scelta che quella di prescrivere la sospensione delle terapie.
Le altre tecniche diagnostiche a disposizione dei medici oncologi per ottenere informazioni riguardo alla tollerabilità dei pazienti alla chemioterapia e alla radioterapia sono poche e si concentrano, essenzialmente, sulla misurazione di alcuni parametri che indicano la quantità e la distribuzione del tessuto muscolare e del tessuto adiposo del corpo e possono essere suddivisi in tre gruppi principali: il gruppo degli esami di tipo osservazionale (misurazione della circonferenza addominale, misurazione del peso corporeo eccetera), il gruppo degli esami di tipo strumentale non invasivo (plicometria, bioimpedenziometria eccetera) e il gruppo degli esami strumentali di tipo invasivo (DEXA eccetera).
Questi tre gruppi di esami diagnostici soffrono di problemi che vanno dalla pochezza di informazioni ottenibili (è il caso del gruppo degli esami di tipo osservazionale), alla scarsa affidabilità (è il caso del gruppo degli esami di tipo strumentale non invasivo), all'incompletezza delle informazioni necessarie al ragionamento clinico (è il caso del gruppo degli esami di tipo strumentale invasivo).
Ma, soprattutto, queste tecniche sono di tipo epidemiologico e questo vuole dire che sono basate su dei parametri statistici che non hanno una valenza diagnostica su un singolo paziente e, inoltre, essi sono, per loro natura, dei parametri fortemente instabili e dipendenti da numerose variabili, ed è per questa ragione che essi poi devono essere interpretati correttamente dai medici.
Il problema della diagnosi della tollerabilità delle terapie oncologiche risiede nel modo in cui sono organizzati i sistemi sanitari pubblici e privati e la formazione del personale sanitario: essi, infatti, non sono concepiti per rispondere alle esigenze mediche di particolari categorie di malattie e di pazienti, ma piuttosto, sono strutturati per erogare esami strumentali e visite mediche specialistiche che rispondono a dei quesiti clinici ben precisi e che riguardano delle singole malattie, ma non sono adatti per gestire problemi medici che richiedono un approccio diagnostico molto più complesso e che prevedono l'elaborazione di grandi quantità di informazioni eterogenee e multidisciplinari, e la diagnosi della tollerabilità delle terapie oncologiche possiede tutte queste caratteristiche di complessità.
Ma, come esposto in precedenza, una diagnosi di questa complessità richiederebbe degli sforzi organizzativi ed economici insostenibili per qualsiasi sistema sanitario e, in ogni caso, avrebbe dei costi che la renderebbero comunque poco accessibile alla popolazione.
E sono piuttosto limitati anche i progressi della ricerca medico-scientifica, la quale tende ad allontanarsi dalla ricerca di tipo clinico e a concentrarsi sugli aspetti biologici, metabolici o nutrizionali fino ad arrivare ad assumere una forte connotazione di tipo ingegneristico o statistico.
Occorre dire che, invece, essa ha raggiunto degli ottimi risultati per quanto riguarda la radiodiagnostica, la quale ha fatto grandi progressi nello studio delle lesioni degli organi provocate dalle terapie oncologiche, tuttavia, questa tecnica soffre della mancanza di un metodo di correlazione tra i parametri anatomopatologici degli organi sottoposti alle terapie oncologiche, che essa è in grado di produrre, e la valutazione della capacità generale dell'organismo del paziente di sopportare queste terapie che, al contrario, essa non è in grado di produrre, vale a dire che alla radiodiagnostica mancano dei sistemi di classificazione e di interpretazione espressamente dedicati a questo specifico quesito clinico, manca, cioè, una radiodiagnostica che associ gli stati anatomopatologici degli organi interni, in questo caso provocati dalle terapie oncologiche, al rischio di morte del paziente e la mancanza di questa correlazione impedisce di tradurre questi parametri in informazioni realmente impiegabili nei pazienti.
E per quanto riguarda la tecnologia medica nella prevenzione e nella diagnosi della tollerabilità delle terapie oncologiche, essa ha raggiunto dei promettenti risultati nell'ambito dell'acquisizione, dell'elaborazione, dell'analisi e della gestione di parametri medici di tipo ecografico che sono ottenuti dalle misurazioni dei muscoli, ma questi risultati soffrono del problema di essere delle valutazioni di tipo epidemiologico e, di conseguenza, come esposto in precedenza, inutilizzabili nei singoli pazienti e, inoltre, non hanno portato a dei risultati rilevanti dal punto di vista delle applicazioni cliniche, e questo perché la tecnologia medica non è stata finora in grado di costruire degli strumenti capaci di supportare i professionisti sanitari nei processi di interpretazione delle informazioni cliniche e di formulazione di diagnosi mediche, in quanto gli strumenti matematici e statistici dell'ingegneria informatica e dell'intelligenza artificiale tradizionale sono inadeguati per un tipo di attività che richiede l'elaborazione e la gestione di una grande quantità di informazioni mediche che non sono di tipo quantitativo, non sono, cioè, delle informazioni che provengono da misurazioni o da calcoli ma sono, al contrario, informazioni di tipo qualitativo, vale a dire che provengono da descrizioni e da classificazioni estremamente eterogenee, espresse in numerosi e differenti linguaggi specialistici, basate sulle interpretazioni soggettive e collettive e che comportano, per chi le esegue, delle responsabilità personali di tipo scientifico, etico, civile e penale.
A parziale giustificazione della ricerca medica e tecnologica va menzionato il fatto che tutti gli studi sulla tolleranza dei pazienti alle terapie oncologiche sono piuttosto recenti e, come già detto, sono di natura epidemiologica e, pertanto, risultano difficilmente confrontabili con le informazioni ottenute dalla diagnostica per immagini in generale e dalla radiodiagnostica in particolare e, inoltre, va pure detto che la grande quantità ed eterogeneità di informazioni mediche da individuare e da gestire per un quesito clinico di questa portata rendono il lavoro dei ricercatori e degli sviluppatori di tecnologia oggettivamente molto difficile.
Conclusione
Allo stato attuale, la diagnosi della tollerabilità delle terapie oncologiche è praticamente impossibile e le uniche soluzioni disponibili sono gli esami di laboratorio oppure, in misura minore, gli esami osservazionali e strumentali, ma tutte queste soluzioni forniscono parametri molto generici o di tipo epidemiologico che si dimostrano approssimativi, incompleti e inaffidabili, e senza gli adeguati strumenti diagnostici non è possibile migliorare le terapie in nessun ambito della medicina, tantomeno le terapie oncologiche, e a conferma di ciò abbiamo l'insoddisfazione dei medici oncologi espressa nelle loro linee guida.
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